giovedì 1 marzo 2018

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde


Buon pomeriggio miei cari lettori e mie care lettrici!

Gennaio è stato un mese intenso dove un po' tutti abbiamo salutato le feste, i pranzi, le cene e le giocate a carte, per ritornare a pieno ritmo alla vita di tutti i giorni. 
È anche stato il mese in cui ho beccato il virus influenzale, come tanti altri milioni e milioni di italiani, che mi ha tenuta lontana dai libri e sostanzialmente è stato l'unico punto negativo, se proprio dobbiamo definirlo. 
Che dire: un nuovo anno è da poco iniziato ed io sono pronta e carica a viverlo con ottimismo!
Febbraio è invece stato il periodo in cui ho ripreso a leggere e non posso che esserne felicissima! 😊

Prima di parlarvi del romanzo, c’è una curiosità che mi ha colpita molto e che vorrei condividere con voi lettori: la nascita del romanzo “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”.


Iniziamo !!!

Stevenson all’epoca aveva già raggiunto una certa popolarità grazie alla stesura de L’isola del tesoro. Nonostante questo stava attraversando, insieme alla famiglia, un periodo non proprio idilliaco, sia economicamente che fisicamente, e durante una notte travagliata, sognò alcune delle scene che poi inserì nell’opera.

E non solo!!!

Gli ci vollero solamente tre giorni per scrivere il romanzo che poi consegnò alla moglie - per averne un giudizio – la quale gli fece notare che si trattava di un semplice thriller e che, al contrario, quell’opera avrebbe dovuto avere quel quid che mancava.
Stevenson decide così di bruciare il manoscritto e di ricominciare tutto daccapo. E in soli altri tre giorni ultimò quello che oggi è un classico della letteratura: Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. 

Inizialmente il romanzo fu pubblicato nel Dicembre 1885 in una collana economica di racconti thriller; solo nel Gennaio 1886 è stato poi pubblicato in volume.

Vi è piaciuta questa piccola curiosità?

A me ha lasciato piacevolmente basita il fatto che l’autore sia riuscito - in così pochi giorni a terminare la sua opera, lasciandoci questa classica perla.

Spero che ciò che segue sia di vostro gradimento... 


Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde
di Robert L. Stevenson

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde è un romanzo breve scritto da Robert L. Stevenson nel 1886.
Nato ad Edimburgo nel 1850, Stevenson è stato uno scrittore, un drammaturgo e un poeta scozzese.
La sua attività letteraria inizia nel 1871 come collaboratore letterario presso alcune riviste del tempo, dove vengono pubblicati i suoi primi saggi, per poi affermarsi nel 1878 con “An Inland Voyage” e “Travels with a Donkey in the Cevennes” ai quali faranno seguito altre opere importanti: una raccolta di racconti in due volumi ( New Arabian Nights, 1882 ), un romanzo fantastico che recherà a Stevenson una certa popolarità ( L’Isola del Tesoro, 1883 ), accresciuta poi grazie alla stesura di altri due romanzi in particolare: un romanzo storico ( Il ragazzo rapito, 1886 ) e, appunto, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, 1886.
Ovviamente a questi fanno seguito altre opere importanti.

Tema principale del romanzo è il dualismo umano, questa eterna lotta tra il bene e il male che Stevenson riesce perfettamente a trasmettere attraverso la scissione reale, e non immaginaria, della stessa persona.
Siamo in una Londra fuligginosa, nebbiosa, un po’ lugubre: la Londra del XIX secolo. Protagonista principale è Dr. Jekyll attorno al quale ruota l’intera faccenda. Jekyll è un uomo di scienza, è un uomo molto ambizioso, desideroso di sapere, di conoscere, un uomo al quale piace molto osare e che sembra non avere alcun timore…

L’ambizione è, appunto, un tema importante che l’autore ci pone innanzi agli occhi durante la lettura e ci fa riflettere su quanto essa, da caratteristica umana degna di lode, possa facilmente tramutarsi in delirio di onnipotenza e dunque risultare dannosa.
Dr. Jekyll aveva – infatti - osato, non solo con il pensiero ma anche nella realtà, creando una medicina che riuscisse a scomporre la personalità umana non nell’immaginario ma proprio nella realtà; ed è tramite questa medicina che riesce a scindere il bene dal male, ognuno con le proprie fattezze.
La sua teoria era, infatti, che l’essere umano non era unico e solo ma duplice, dal momento che in esso esistevano il bene ed il male.

Ma Dr. Jekyll non è solo un uomo ambizioso, è anche un uomo molto intelligente poiché si renderà conto del danno da lui stesso creato, nella sua stessa persona, ma a quel punto sarà oramai inutile e non potrà più tornare indietro: l’ambizione aveva preso il sopravvento su di lui, divenendo così una caratteristica negativa.

Con ciò Stevenson vuole sottolineare che, se da un lato l’ambizione non è un male, dall’altro bisogna sempre ricordare che nella vita, e in qualsiasi occasione, bisogna sempre sapersi controllare poiché a tutto c’è un limite.
Dr. Jekyll è un uomo alquanto complesso perché non rappresenta solo l’uomo ambizioso, che vuole sentirsi potente e sfidare le leggi naturali, ma è anche il ritratto delle debolezze dell’essere umano; il sapere che, appunto, siamo esseri umani e non divinità, con i nostri limiti e le nostre debolezze, che ci caratterizzano nel bene e nel male.

Un altro tema che Stevenson sottolinea è che spesso l’essere umano, proprio perché convinto di dover dominare su tutti e tutti, sentendosi così forte e importante, tende a far prevalere la parte peggiore di se stesso, magari anche inconsciamente, attraverso cattive azioni che facilmente possono tramutarsi in cattive abitudini, e ciò ci fa riflettere su quanto sia più complicato annientare una brutta azione rispetto ad una buona.
Ed è proprio quello che accade a Dr. Jekyll, il quale aveva osato sfidare le leggi naturali creando quella medicina che avrebbe permesso di scindere entrambe le sue parti, l’una l’opposta dell’altra, senza riflettere che prima o poi questa situazione gli si sarebbe ritorta contro. All’inizio Jekyll riusciva a tenere sotto controllo questa situazione: prendendo la medicina, la trasformazione avveniva dopo poco tempo e, una volta terminato l’effetto della stessa, tutto ritornava normale. Ad un certo punto però questo controllo comincia a vacillare: la sua parte malvagia aveva iniziato a prendere sempre più il controllo su di lui, e gli veniva sempre più complicato gestirla.
Questa situazione mi ricorda molto i semi di baobab, che crescevano sul pianeta del piccolo principe, e l’importanza di estirparli sul nascere altrimenti avrebbero potuto prendere il sopravvento e ricoprire totalmente il suo stesso pianeta.
Ecco, i semi di baobab sono quel perfetto esempio che ci fa comprendere quanto i pensieri negativi, il male, le brutte azioni devono sempre essere tenuti a bada perché, qualora noi abbassiamo la guardia, questi possono prendere molto più facilmente possesso della nostra persona rispetto ad un’azione benevola.

Quante volte infatti risulta più facile arrabbiarsi con qualcuno o per qualcosa, piuttosto che cercare di mantenere la calma e fare prevalere la nostra parte migliore?

Dunque un buon consiglio sarebbe quello di trovare un equilibrio dentro noi stessi, quell’equilibrio che ci possa sempre fare migliorare, annientando così sul nascere qualcosa di nocivo non solo per noi stessi, per i nostri sentimenti, ma anche e soprattutto per chi ci sta accanto.

Questo delirio di onnipotenza che pervade l’animo del Dr. Jekyll non viene però ben accolto dagli amici più cari e fidati, dai quali tenderà a fuggire e ad allontanarsi tant’è che poi lo vedremo rinchiuso nel suo stesso laboratorio senza che nessuno vi possa entrare.
Dr. Jekyll si ritrova ingrovigliato in una trappola da lui stesso creata e, nonostante l’affetto sia di Utterson, principalmente, che di Lanyon ma anche dello stesso Poole, che era il domestico di Jekyll, non riusciranno a fermarlo.
Dunque una domanda mi sorge spontanea: 

allora è veramente il male che riesce a vincere sempre?


Gli amici più fidati del Dr. Jekyll sono il notaio Utterson, presente già dalla prima scena e al quale lo stesso Jekyll aveva dato il proprio testamento tempo prima, e il Dr. Lanyon, amico di Jekyll dai tempi dell’università, dal quale si era poi allontanato perché, a detta dello stesso Lanyon, durante una conversazione con Utterson, la mente di Jekyll aveva preso una cattiva strada; più precisamente aveva detto:  

Henry Jekyll ha iniziato a viaggiare troppo con la fantasia, per i miei gusti. Ha preso una cattiva strada; la sua mente, voglio dire

parlando addirittura di scempiaggini pseudoscientifiche.

Andando più a fondo e prendendo in esame Utterson e Lanyon, possiamo notare altri temi fondamentali, quali: la curiosità da parte di Utterson di sapere quello che significava per Enfield ( amico del notaio e suo stesso parente alla lontana ) la porta di quell’edificio abbandonato, all’inizio del romanzo; un sapere completamente differente rispetto a quello di Jekyll, secondo il quale era invece andare oltre ciò che era possibile fare, superare i limiti.
Dunque la curiosità, il sapere in tutte le sue forme: da quella più genuina del notaio Utterson a quella più osatrice e spietata del Dr.Jekyll.

L’ambizione che, se da un lato può portare l’essere umano a fare sempre di più, ad arrivare sempre più in alto, dall’altro può comunque annientarlo ed è proprio ciò che accade a Jekyll, che si renderà conto di non avere più il controllo della situazione. Dunque la consapevolezza è un altro fattore importante del romanzo, ma anche il pentimento e la rassegnazione da parte di Jekyll, il quale aveva capito che l’unica cosa che poteva fare era quella fatale, un’azione dalla quale non poteva più poi ritornare indietro.
E lo stesso sentimento di rassegnazione lo si può notare da parte di Lanyon che, al contrario di Jekyll, era un uomo più pacato ed equilibrato: non viaggiava con la mente come l’amico, nonostante anche lui era un uomo di scienza. Lanyon sapeva infatti che Jekyll si sarebbe cacciato in seri guai e, conoscendolo, sapeva bene che Jekyll avrebbe portato avanti le sue idee.

La devozione che Utterson e Lanyon, ma soprattutto Utterson, provano nei confronti dell’amico Jekyll, in nome di una vecchia amicizia.
Utterson, decisamente preoccupato per l’amico, cercherà in tutti i modi di andare a fondo a questa faccenda, di capire chi sia questo Mr. Hyde; indagherà, sorveglierà quella porta di quell’edificio, fin quando non riuscirà a vedere in faccia questo uomo misterioso che è appunto Mr. Hyde, così tanto diverso nell’aspetto e nei modi fare ma anche dal punto di vista sociale era proprio l’opposto di Jekyll che, al contrario, era un uomo distinto e di un certo rango. Nonostante tutti i suoi sforzi ( cercherà anche di parlare a quattr’occhi con Jekyll stesso ), alla fine Utterson non riuscirà a salvare l’amico dal suo unico destino, un destino che lui stesso si era andato a cercare.

Tutti questi sono temi molto importanti ricollegabili ai giorni nostri perché, quanta gente conosciamo che per la troppa ambizione e per il troppo desiderio di potere arrivano a fare la qualunque pur di ottenere ciò che vogliono, senza sapere che ci sono sempre dei limiti da rispettare, limiti che non bisognerebbe mai oltrepassare per mantenere anche una certa integrità morale, avere dei valori che ti tengano con i piedi ben saldi in terra.
Importante è anche il ricordare di essere sempre rispettosi, anche quando non condividiamo le scelte altrui, come accade a Lanyon che, se da un lato non era contento di essersi allontanato dall’amico e non voleva vederne la rovina, dall’altro non voleva neanche imporgli la sua idea di smetterla con queste fandonie, con queste follie. Rispettava, quindi, suo malgrado, le scelte e la strada che Jekyll aveva oramai iniziato a percorrere; una strada che lo porterà ad una situazione complessa, complicata, a danni irreparabili.
Il sapere che nella vita non possiamo avere tutto e che forse è anche meglio così.
È il volersi anzi il doversi accettare; essere consapevoli che nell’essere umano sono presenti, nella stessa persona, sia una parte benevola che una parte malvagia, e la difficoltà sta proprio in questo: il far convivere entrambe le parti cercando sempre di fare prevalere la parte buona che c’è in ognuno di noi.


È una lettura molto piacevole, scorrevole grazie anche all’utilizzo di un linguaggio semplice.
È una lettura che in un primo memento pare essere una storia a sé, ma se letta attentamente può lasciare tanti spunti di riflessione, come è capitato a me e può farci sempre capire qualcosa di più dell’essere umano e del suo posto nel mondo.




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