giovedì 2 novembre 2017

Il piccolo principe

Buon giorno miei cari lettori e mie care lettrici 😊 !

So di non essere stata presente in questi ultimi mesi ma, subito dopo le vacanze estive, ho iniziato a lavorare alla mia seconda silloge poetica e tuttora ci sto lavorando: che emozione 😍😍😍!!!

Nonostante questo, non ho smesso di leggere ed infatti oggi voglio proporvi un racconto spettacolare, un racconto che quasi tutti credo abbiamo letto almeno una volta nella nostra vita: Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Non vi nego che ho letto questo libro diverse volte, in momenti differenti e probabilmente tornerò a leggerlo ancora e ancora, perché non ne posso fare a meno, perché è un libro che dà forza, perché è un libro che mi fa sognare, perché mi dà la speranza, perché mi insegna sempre a non mollare mai, a non cambiare in peggio anche quando tutto sembra andare storto, perché mi fa capire l’importanza delle cose semplici e dentro di me mi commuovo ogni volta che lo leggo, perché è un libro unico e non si può non amarlo. 


Spero che lo stesso sia anche per voi!  !



"Il Piccolo Principe"
di Antoine de Saint-Exupéry




Il Piccolo Principe è un racconto, un’opera letteraria per ragazzi scritta nel 1943 da Antoine de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese nato a Lione, e autore anche di racconti sul mondo dei primi voli aerei come “Volo di notte”, “Terra degli uomini” e “L’Aviatore”.
Il Piccolo Principe è tra le opere letterarie più rinomate del XX secolo nonché tra le più vendute al mondo. 


Narra dell’incontro - avvenuto nel deserto del Sahara - tra un pilota francese, che lì si trovava per riparare il proprio aeroplano dopo un incidente, e una straordinaria personcina come l’aveva definita il pilota stesso, incredulo della sua presenza, dal momento che si trovava molto ma molto lontano dalla civiltà: il deserto, appunto…

L’immagine iniziale è quella di un disegno: un boa nell’atto di digerire un elefante, un disegno che il pilota aveva realizzato quando aveva ancora solo sei anni e che lo stesso aveva definito essere il suo capolavoro. Ma il suo entusiasmo era venuto meno quando, mostrandolo agli adulti, come li chiamava lui, loro non vedevano altro che un cappello. Così, demoralizzato, aveva abbandonato il disegno per concentrarsi su altro, diventando – appunto - un pilota di aeroplani.

Un racconto scorrevole nella lettura, abbastanza semplice ma in realtà estremamente profondo perché tratta della cosa più preziosa che possediamo: il nostro io, le nostre emozioni, i nostri pregi e i nostri difetti.
Sin dalle prime pagine è possibile infatti notare quanta differenza c’è tra un adulto e un bambino. Il bambino sognatore che per meravigliarsi gli basta poco (l’immagine di un boa che digerisce un elefante), contrapposto all’adulto che, credendosi consapevole di ciò che è la vita, non ha più tempo per sognare e meravigliarsi; il bambino che con la sua ingenuità e innocenza mostra con vanto il proprio disegno agli adulti che, al contrario, non riescono a vedere altro che un cappello, simboleggiando la superficialità, il non riuscire a vedere oltre il proprio naso, l’incapacità di guardare oltre senza capire il danno emotivo che procurano a chi cerca di condividere, al bambino che – non preso sul serio – perderà fiducia in se stesso e negli altri. Così come è accaduto al nostro protagonista che, sentendo di aver fallito con i suoi primi due disegni, aveva deciso di dedicarsi ad altro, divenendo un pilota di aeroplani, senza però mai dimenticare di portare con sé quel suo primo disegno, dunque senza mai dimenticare ciò che per lui era importante.

E allora chi davvero, tra l’adulto e il bambino, possiede quella che noi tutti chiamiamo “consapevolezza”?

<<Mi disegni, per favore, una pecora?>>

Una domanda semplice, eppure è proprio da questa che nasce una profonda amicizia tra il pilota e il piccolo principe, perché si sa che le cose semplici sono spesso le migliori. E i pianeti, da lui visitati, non sono altro che le tappe della vita stessa, i luoghi che andremo a conoscere, a visitare e le persone che vi abitano sono le stesse che ognuno di noi incrocia durante la propria vita e in generale rappresentano pregi, difetti e vizi dell’essere umano. Come ad esempio la voglia di potere, che il piccolo principe riscontra nel re incontrato sul primo pianeta, la voglia di comandare sulle vite altrui senza accorgersi che in realtà si è padroni solo di se stessi e che nessuno può essere trattenuto contro la propria volontà; oppure ancora la bramosia della ricchezza, il voler possedere a tutti i costi e con arroganza, tutto ciò che vediamo, credendo essere le cose materiali a dirci chi siamo, proprio come accade all’uomo d’affari, incontrato sempre dal piccolo principe in uno dei pianeti, convinto di poter possedere le stelle, e per questo si affanna a contarle tutto il giorno e tutti i giorni ripetendo a se stesso di essere un uomo serio, senza accorgersi che in realtà il suo è un affare inutile. Qui il piccolo principe, infatti, cerca di spiegare all’uomo d’affari che non sono le cose materiali ad avere importanza e, più precisamente, gli confida:

Io possiedo un fiore che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. Perché spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai. È utile ai miei vulcani, ed è utile al mio fiore che io li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle…

Ma pregi e difetti dell’essere umano non sono gli unici temi trattati. Importantissimi sono anche altri due temi: l’amore, che il piccolo principe nutre per il suo minuscolo pianeta e per il suo fiore, e l’amicizia che nasce dall’incontro con la volpe.

Il piccolo principe, infatti, si preoccupava per esempio dei semi di baobab che occorreva subito estirpare qualora si riconoscevano, per evitare che si impossessavano del suo minuscolo pianeta.
Come tutti sappiamo, il baobab è un albero molto grande, con delle forti radici e in questo contesto simboleggia i vizi e le cattiverie dell’uomo. Per questo è sempre bene recidere sul nascere qualcosa di cattivo e nocivo, per questo occorre ogni giorno, prima di iniziare la giornata, cercare di essere positivi e lavorare su stessi, migliorarsi e cercare di cacciare via i pensieri più cattivi, proprio come il piccolo principe fa con il suo pianeta e i semi di baobab: amare se stessi per amare gli altri e tutto quello che ci circonda.

Ma un altro pensiero toccava profondamente il piccolo principe: nel pianeta da cui proveniva c’era un fiore nato così, quasi dal nulla, in un giorno di sole e si chiedeva se la sua pecora, quella che aveva chiesto al pilota di disegnare, avesse mai potuto mangiarlo e il perché i fiori hanno le spine, ma quel giorno il pilota si era comportato come gli adulti, credendo che il suo affare (quello di riparare l’aeroplano) era ben più importante delle preoccupazioni di quella straordinaria personcina.
Per il piccolo principe quello era l’unico fiore di tutto l’universo, l’unica rosa, almeno sino a quel momento, e osservandolo non poteva che pensare quanto fosse bello il suo fiore ma, come spesso accade, ci si lascia trasportare dalle parole senza accorgersi di quanto quella cosa o quella persona siano realmente importanti. Lo stesso era capitato al piccolo principe che, preso dalle parole della sua rosa, aveva dimenticato la cosa più importante: che il suo fiore rendeva profumato e illuminato il suo pianeta, e di questo si sarebbe dovuto rallegrare anziché farsi impaurire dalle storie che gli aveva raccontato, quelle che avrebbero potuto compromettere la sua salute (come la storia della tigre con i suoi artigli o delle correnti d’aria). Questo accade perché quando qualcuno a cui vogliamo bene si sente indifeso, cerchiamo d’istinto di proteggerlo con ogni mezzo possibile quando invece l’unica cosa da fare è quella di stargli accanto, di ascoltarlo, di accudirlo con la nostra presenza, apprezzando ciò che quella cosa o quella persona dà alla nostra vita, cercando di farla stare bene. E in questo caso il fiore illuminava e profumava il pianeta del piccolo principe, ma lo stesso non se ne era saputo rallegrare a quel tempo poiché aveva creduto di dover in qualunque modo donare qualsiasi cosa al suo fiore pur di proteggerlo (il paravento, la campana di vetro) senza riflettere sul fatto che sono le azioni quelle che contano (“…Mi profumava e mi illuminava…”) e non le parole, in questo caso le parole dette dalla rosa.

Fondamentale è anche l’incontro tra il piccolo principe e la volpe. Il loro incontro è avvenuto sul pianeta Terra ed è proprio lì, proprio la volpe che ha donato al piccolo principe una splendida realtà sull’amicizia:

“…non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

E ancora:  

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

La volpe ha fatto capire al piccolo principe che per ogni cosa, per ogni legame la cosa più importante è la pazienza ma anche la perseveranza, il non arrendersi mai alle prime difficoltà perché è passo dopo passo che si creano i legami e una volta creati non è più possibile spezzarli, anche se a volte può risultare doloroso allontanarsi per proseguire da soli il proprio cammino proprio come accade al piccolo principe con la volpe e con il suo fiore.
La volpe addomesticata saprà infatti riconoscere il rumore dei suoi passi tra mille passi e il grano che scorge da lontano, se prima non significava nulla, d’ora in poi gli ricorderanno i capelli del piccolo principe e allora sarà felice, nonostante sa che le loro strade sono destinate a dividersi. E così anche il ricordo è importante.

Lo stesso accade tra il piccolo principe e il giardino di rose. Dapprima il piccolo principe si era sentito quasi tradito dal fiore del suo minuscolo pianeta, poiché davvero aveva creduto di essere l’unico fiore in tutto l’universo, ma dopo aver incontrato e parlato con la volpe, era ritornato al giardino di rose e lì aveva capito che tutte quelle rose per lui non significavano nulla e che, anche tra migliaia di rose, la sua risultava essere sempre l’unica proprio perché l’aveva accudita, ascoltata, innaffiata e protetta.

Un libro estremamente interessante, dove ogni pagina è intrisa di profondo significato e dove ogni pagina ci insegna qualcosa: a non cacciare via, crescendo, quel saggio bambino che è in ognuno di noi, a non smettere mai di guardare le stelle, a non abbandonare mai i nostri sogni perché sono questi che ci rendono speciali, ad esserci sempre per chi amiamo anche quando ci troviamo in difficoltà e non sappiamo bene cosa fare o come comportarci, perché sappiamo che “…non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”, come aveva ben detto la volpe al piccolo principe. E ancora, ci insegna a non dimenticare:

<< Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere! >>

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