Buon giorno miei cari lettori e mie care
lettrici 😊 !
So di non essere stata presente in questi
ultimi mesi ma, subito dopo le vacanze estive, ho iniziato a lavorare alla mia
seconda silloge poetica e tuttora ci sto lavorando: che emozione 😍😍😍!!!
Nonostante questo, non ho smesso di leggere ed
infatti oggi voglio proporvi un racconto spettacolare, un racconto che quasi
tutti credo abbiamo letto almeno una volta nella nostra vita: Il piccolo
principe di Antoine de Saint-Exupéry.
Spero che lo stesso sia anche per voi! !
"Il Piccolo Principe"
di Antoine de Saint-Exupéry

Il Piccolo Principe è un racconto, un’opera
letteraria per ragazzi scritta nel 1943 da Antoine de Saint-Exupéry, scrittore
e aviatore francese nato a Lione, e autore anche di racconti sul mondo dei
primi voli aerei come “Volo di notte”, “Terra degli uomini” e “L’Aviatore”.
Il Piccolo Principe è tra le opere letterarie
più rinomate del XX secolo nonché tra le più vendute al mondo.
Narra dell’incontro - avvenuto nel deserto del
Sahara - tra un pilota francese, che lì si trovava per riparare il proprio
aeroplano dopo un incidente, e una
straordinaria personcina come l’aveva definita il pilota stesso, incredulo
della sua presenza, dal momento che si trovava molto ma molto lontano dalla
civiltà: il deserto, appunto…
L’immagine iniziale è quella di un disegno: un
boa nell’atto di digerire un elefante, un disegno che il pilota aveva
realizzato quando aveva ancora solo sei anni e che lo stesso aveva definito
essere il suo capolavoro. Ma il suo
entusiasmo era venuto meno quando, mostrandolo agli adulti, come li chiamava lui, loro non vedevano altro che un
cappello. Così, demoralizzato, aveva abbandonato il disegno per concentrarsi su
altro, diventando – appunto - un pilota di aeroplani.
Un racconto scorrevole nella lettura, abbastanza
semplice ma in realtà estremamente profondo perché tratta della cosa più
preziosa che possediamo: il nostro io,
le nostre emozioni, i nostri pregi e i nostri difetti.
Sin dalle prime pagine è possibile infatti
notare quanta differenza c’è tra un adulto e un bambino. Il bambino sognatore che per meravigliarsi gli
basta poco (l’immagine di un boa che digerisce un elefante), contrapposto
all’adulto che, credendosi consapevole di ciò che è la vita, non ha più tempo
per sognare e meravigliarsi; il bambino che con la sua ingenuità e innocenza
mostra con vanto il proprio disegno agli adulti che, al contrario, non riescono
a vedere altro che un cappello, simboleggiando la superficialità, il non riuscire a vedere oltre il proprio naso,
l’incapacità di guardare oltre senza capire il danno emotivo che procurano a
chi cerca di condividere, al
bambino che – non preso sul serio – perderà fiducia in se stesso e negli altri.
Così come è accaduto al nostro protagonista che, sentendo di aver fallito con i
suoi primi due disegni, aveva deciso di dedicarsi ad altro, divenendo un pilota
di aeroplani, senza però mai dimenticare di portare con sé quel suo primo
disegno, dunque senza mai dimenticare ciò che per lui era importante.
E
allora chi davvero, tra l’adulto e il bambino, possiede quella che noi tutti
chiamiamo “consapevolezza”?
<<Mi disegni, per favore, una pecora?>>
Una domanda semplice, eppure è proprio da
questa che nasce una profonda amicizia tra il pilota e il piccolo principe,
perché si sa che le cose semplici sono spesso le migliori. E i pianeti,
da lui visitati, non sono altro che le tappe della vita stessa, i luoghi che andremo
a conoscere, a visitare e le persone che vi abitano sono le stesse che ognuno
di noi incrocia durante la propria vita e in generale rappresentano pregi,
difetti e vizi dell’essere umano. Come ad esempio la voglia di potere, che il
piccolo principe riscontra nel re incontrato sul primo pianeta, la voglia di
comandare sulle vite altrui senza accorgersi che in realtà si è padroni solo
di se stessi e che nessuno può essere trattenuto contro la propria volontà;
oppure ancora la bramosia della ricchezza, il voler possedere a tutti i costi e
con arroganza, tutto ciò che vediamo, credendo essere le cose materiali a dirci
chi siamo, proprio come accade all’uomo d’affari, incontrato sempre dal piccolo
principe in uno dei pianeti, convinto di poter possedere le stelle, e per
questo si affanna a contarle tutto il giorno e tutti i giorni ripetendo a se
stesso di essere un uomo serio, senza
accorgersi che in realtà il suo è un affare inutile. Qui il piccolo principe,
infatti, cerca di spiegare all’uomo d’affari che non sono le cose materiali ad
avere importanza e, più precisamente, gli confida:
“Io possiedo un fiore che innaffio tutti i
giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane.
Perché spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai. È utile ai miei
vulcani, ed è utile al mio fiore che io li possegga. Ma tu non sei utile alle
stelle…”
Ma pregi e difetti dell’essere umano non sono
gli unici temi trattati. Importantissimi sono anche altri due temi: l’amore, che il piccolo principe nutre
per il suo minuscolo pianeta e per il suo fiore, e l’amicizia che nasce dall’incontro con la volpe.
Il piccolo principe, infatti, si preoccupava
per esempio dei semi di baobab che occorreva subito estirpare qualora si
riconoscevano, per evitare che si impossessavano del suo minuscolo pianeta.
Come tutti sappiamo, il baobab è un albero
molto grande, con delle forti radici e in questo contesto simboleggia i vizi e le cattiverie dell’uomo. Per questo è sempre bene recidere sul
nascere qualcosa di cattivo e nocivo, per questo occorre ogni giorno, prima
di iniziare la giornata, cercare di essere positivi e lavorare su stessi, migliorarsi e cercare di cacciare via i
pensieri più cattivi, proprio come il piccolo principe fa con il suo pianeta e
i semi di baobab: amare se stessi per
amare gli altri e tutto quello che ci circonda.
Ma un altro pensiero toccava profondamente il
piccolo principe: nel pianeta da cui proveniva c’era un fiore nato così, quasi
dal nulla, in un giorno di sole e si chiedeva se la sua pecora, quella che
aveva chiesto al pilota di disegnare, avesse mai potuto mangiarlo e il perché i
fiori hanno le spine, ma quel giorno il pilota si era comportato come gli adulti, credendo che il suo affare (quello
di riparare l’aeroplano) era ben più importante delle preoccupazioni di quella straordinaria personcina.
Per il piccolo principe quello era l’unico
fiore di tutto l’universo, l’unica rosa, almeno sino a quel momento, e
osservandolo non poteva che pensare quanto fosse bello il suo fiore ma, come
spesso accade, ci si lascia trasportare dalle parole senza accorgersi di quanto
quella cosa o quella persona siano realmente importanti. Lo stesso era capitato
al piccolo principe che, preso dalle parole della sua rosa, aveva dimenticato
la cosa più importante: che il suo fiore rendeva profumato e illuminato il suo
pianeta, e di questo si sarebbe dovuto rallegrare anziché farsi impaurire dalle
storie che gli aveva raccontato, quelle che avrebbero potuto compromettere la
sua salute (come la storia della tigre con i suoi artigli o delle correnti d’aria).
Questo accade perché quando qualcuno a cui vogliamo bene si sente indifeso,
cerchiamo d’istinto di proteggerlo con ogni mezzo possibile quando invece
l’unica cosa da fare è quella di stargli accanto, di ascoltarlo, di accudirlo
con la nostra presenza, apprezzando ciò che quella cosa o quella persona dà
alla nostra vita, cercando di farla stare bene. E in questo caso il fiore
illuminava e profumava il pianeta del piccolo principe, ma lo stesso non se ne
era saputo rallegrare a quel tempo poiché aveva creduto di dover in qualunque
modo donare qualsiasi cosa al suo fiore pur di proteggerlo (il paravento, la
campana di vetro) senza riflettere sul fatto che sono le azioni quelle che
contano (“…Mi profumava e mi illuminava…”) e non le parole, in questo caso le
parole dette dalla rosa.
Fondamentale è anche l’incontro tra il piccolo
principe e la volpe. Il loro incontro è avvenuto sul pianeta Terra ed è proprio
lì, proprio la volpe che ha donato al piccolo principe una splendida realtà
sull’amicizia:
“…non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli
occhi.”
E ancora:
“È il tempo che tu hai perduto per la tua
rosa che ha fatto la tua rosa così importante.”
La volpe ha fatto capire al piccolo principe
che per ogni cosa, per ogni legame la cosa più importante è la pazienza ma anche la perseveranza, il non arrendersi
mai alle prime difficoltà perché è passo dopo passo che si creano i legami e
una volta creati non è più possibile spezzarli, anche se a volte può risultare
doloroso allontanarsi per proseguire da soli il proprio cammino proprio come
accade al piccolo principe con la volpe e con il suo fiore.
La volpe addomesticata saprà infatti
riconoscere il rumore dei suoi passi tra mille passi e il grano che scorge da
lontano, se prima non significava nulla, d’ora in poi gli ricorderanno i
capelli del piccolo principe e allora sarà felice, nonostante sa che le loro strade
sono destinate a dividersi. E così anche il ricordo è importante.
Lo stesso accade tra il piccolo principe e il
giardino di rose. Dapprima il piccolo principe si era sentito quasi tradito dal
fiore del suo minuscolo pianeta, poiché davvero aveva creduto di essere l’unico
fiore in tutto l’universo, ma dopo aver incontrato e parlato con la volpe, era
ritornato al giardino di rose e lì aveva capito che tutte quelle rose per lui
non significavano nulla e che, anche tra migliaia di rose, la sua risultava
essere sempre l’unica proprio perché l’aveva accudita, ascoltata, innaffiata e
protetta.
Un libro estremamente interessante, dove ogni
pagina è intrisa di profondo significato e dove ogni pagina ci insegna
qualcosa: a non cacciare via, crescendo, quel saggio bambino che è in ognuno di
noi, a non smettere mai di guardare le stelle, a non abbandonare mai i nostri
sogni perché sono questi che ci rendono speciali, ad esserci sempre per chi
amiamo anche quando ci troviamo in difficoltà e non sappiamo bene cosa fare o
come comportarci, perché sappiamo che “…non
si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”, come
aveva ben detto la volpe al piccolo principe. E ancora, ci insegna a non
dimenticare:
<< Quando
tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che
io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero.
Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere! >>
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