sabato 1 luglio 2017

L'Onda perfetta

Buon giorno miei cari lettori e mie care lettrici 😊 !
So di non aver pubblicato nulla nel mese di Giugno e le mie letture stanno andando un po' a rilento, ma spero di rifarmi del tempo perduto... 😉
Oggi, infatti, voglio proporvi la recensione di un altro libro di Sergio Bambarén (un autore di cui ho già parlato nel post precedente): "L'Onda perfetta".
Spero vi sia piaciuta la mia recensione alla sua prima opera e spero vi piaccia anche questa. 


"L'Onda perfetta"
di Sergio Bambarén


L’onda perfetta” è il secondo romanzo dello scrittore australiano di origine peruviana Sergio Bambarén - autore de “Il Delfino” - pubblicato nel 1999.  
John Williams è un uomo di successo, ammirato e invidiato da molti, dirigente della società finanziaria da lui stesso fondata anni prima. Alla soglia dei quarant’ anni comincia a guardarsi intorno, ad analizzare la sua vita piena di successi e ottimi affari e realizza che, in tutto questo tempo, immerso in queste faccende, “qualcosa era andato perduto”: la sua felicità. L’incontro poi con Simon, un uomo misterioso, lo aiuterà a guardare ogni cosa in modo diverso, a ricordare la bellezza delle cose davvero importanti, a prendersi il tempo per vivere…

Una storia ricca di significato, semplice ma ancora una volta coinvolgente ed emozionante. È il singolo a farla da padrona con le sue molteplici caratteristiche, in tutta la sua complessità, come si evince già dalle prime righe. È la voglia di fuggire dalla realtà che, giorno dopo giorno, ci spinge ad allontanarci da tutto, da ogni suono e da ogni rumore, da ogni cosa, per restare come intrappolati nei nostri pensieri, nel vortice delle nostre attività quotidiane. Fermarsi a riflettere sulla propria vita ed accorgersi che qualcosa manca nonostante gli agii e i successi; sentire di non possedere niente, avendo tutto. Sentirsi, dunque, smarriti avendo perso ciò che in fondo rende vivi: il tempo per noi stessi. Cominciare a guardare le cose in maniera differente, da un altro punto di vista ed accorgersi di cose di cui prima se ne era ignorata persino l’esistenza, come accade a John Williams quando, passeggiando lungo la Baia, si ritrova davanti ad una scogliera a lui sconosciuta. Ed è proprio scavalcandola che ha inizio la sua nuova vita: è qui, infatti, che discuterà con Simon e dove, a poco a poco, comincerà a ricordare come essere nuovamente felice.
Tutto questo non gioverà solo al suo cuore e alla sua anima ma anche al suo corpo: il suo era, infatti, un aspetto ben più rilassato e disteso. 

Riflettere sul fatto che spesso siamo così presi dal raggiungere il successo e la notorietà, da credere che il prestigio e la ricchezza portino alla felicità, e che la felicità stessa sia qualcosa da possedere a tutti i costi, quando invece “la felicità, come la purezza interiore, non ha prezzo, ma una sola casa: il tuo cuore”, aveva detto Simon a John. Ed è a causa dei tanti, troppi beni materiali che spesso gli uomini si smarriscono, circondati da questa irrefrenabile voglia di possedere ogni cosa, divorati dall’avidità dalla quale spesso non riescono a distaccarsi, che inevitabilmente li allontana da loro stessi perdendo il senso di ogni cosa, anche delle piccole cose quelle che - si sa - sono le più importanti. Come ad esempio godersi un bel tramonto o una splendida serata in compagnia di un buon amico col quale parlare di ogni cosa, e comprendere quanto questo sia importante e quanto possa essere utile a noi stessi per “riprenderci” dai continui assilli, dalle continue pressioni del mondo reale, quello con cui quotidianamente ognuno di noi deve fare i conti. Ed in fondo basta poco per essere realmente felici, basta farlo per la ragione giusta: per noi stessi. Così come è importante fare del bene perché sentiamo di volerlo fare, senza per forza trarne qualcosa in cambio.

Essenziale è inoltre il ricordo, soprattutto i ricordi d’infanzia quando ancora si agiva seguendo il proprio cuore, il proprio istinto, quando ancora - nonostante appartenessimo a questo mondo - ne ignoravamo le leggi che lo regolano, le stesse che crescendo ci influenzano, in un modo o nell'altro, che ci spingono a preoccuparci di ciò che la gente pensa, perdendo così l’incanto e la bellezza della magia. La gente, sempre pronta a puntare il dito al prossimo, sempre pronta a mal giudicare qualcuno per il suo aspetto, per come si presenta, senza capire che in fondo sono le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre idee, le nostre azioni, la nostra complessità a renderci unici e speciali. E saranno loro i primi a voltarci le spalle nei momenti di difficoltà. Per questo quindi è sempre bene percorrere la propria strada, incuranti delle dicerie della gente, perché “la felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è sempre intorno a te”. E così il viaggio che chiamiamo vita può condurci alla felicità e tutti i sacrifici, tutto il duro lavoro non saranno altro che i mezzi attraverso i quali poterla raggiungere.

Un libro, come detto all'inizio, coinvolgente ed emozionante dove ogni pagina insegna un po’ a vivere e dove è possibile vedere anche un po’ di noi stessi, in qualche modo: quante volte infatti, ci siamo posti le stesse domande che lo stesso John rivolge a Simon, in merito a tutte le cose brutte che accadono ogni giorno? Eppure, dice Simon che tutto accade per una ragione, anche quando noi non riusciamo a comprendere. Ed è qui che entrano in gioco la speranza, la voglia di vivere e condividere con chi è meno fortunato di noi un po’ di felicità, che ci induce a credere ancora nei sogni, perché in fondo il nostro cuore “…è un gabbiano che vola libero nei cieli della vita”. 




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