venerdì 26 maggio 2017

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Buon giorno lettori e lettrici 😊 !

Era da tempo che riflettevo su un blog tutto mio ed eccomi finalmente qui, alle prese con il mio primo post: sono emozionatissima! 

Spero di tenervi una piacevole compagnia, d'ora in poi...

Il mio primo post lo voglio dedicare ad un romanzo per me particolarmente importante. E perché è particolarmente importante? Perché si tratta del mio primissimo romanzo letto, quello che ha dato il via alla lettura di tanti altri romanzi: 

"Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" 
di Luis Sepùlveda

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare Ã¨ un romanzo scritto nel 1996 da Luis Sepùlveda, scrittore ma anche giornalista, sceneggiatore, regista e attivista cileno naturalizzato francese.
Il suo primo romanzo, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” conquista la scena letteraria dando vita così ad altri romanzi: “Il mondo alla fine del mondo”, “Un nome da torero”, “La frontiera scomparsa”, “Diario di un killer sentimentale”, prima di arrivare alla stesura del romanzo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, uno dei libri più letti negli ultimi anni.

Tratta dell’incontro, inaspettato ed improvviso, tra un gabbiano femmina di nome Kengah ed un gatto nero, grande e grosso di nome Zorba il quale si vedrà costretto a mantenere tre promesse che Kengah gli chiede, morente: non mangiare l’uovo che desidera deporre prima di morire, prendersene cura fino alla nascita del piccolo e insegnarli a volare…


Una storia dolce, emozionante, preziosa, tutta impregnata di nobili sentimenti che ruotano attorno ad un tema principale: la diversità. Ed ecco così che possiamo percepire la generosità, la fiducia, la lealtà nel mantenere la parola data, la solidarietà - soprattutto - tra esseri differenti. E ancora l’istinto di protezione, l’amore e la costanza grazie ai quali è possibile cogliere i frutti seminati, portare a compimento ciò per cui siamo stati incaricati, senza chiedere nulla in cambio. Il dialogo, elemento fondamentale, grazie al quale è possibile chiarire dubbi ed incertezze, salvare e rafforzare ogni tipo di rapporto. L’accettazione di chi è diverso da noi ( “Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana.” ) ed esserne orgogliosi ( “…è bene che tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso” ) poiché, come dice Zorba, “è molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile […]”.
Sostenere, rassicurare non solo con le parole ma anche con l’affetto, esserci quando chi amiamo prova paura nel fare qualcosa che non ha mai fatto prima. Non mollare mai, poiché “non si vola mai al primo tentativo […]”. Ed essere felici dei successi di chi amiamo, senza mai provare invidia, ma anzi sapersi commuovere nel vedere l’altro felice, senza preoccuparsi di mostrare i propri sentimenti: “Volo! Zorba! So volare!” esultava Fortunata. Essere sensibili nel saper ascoltare, chiacchierare e condividere qualcosa con chi è diverso da noi, e scoprire quanto questo possa essere piacevole, costruttivo, quanto possa fare sentire in simbiosi esseri differenti; una sensibilità che non tutti possono vantarsi di possedere. E' , infatti, una sensibilità di pochi, di chi riesce ancora ad emozionarsi, di chi - in fondo - non segue schemi ben precisi dettati dalla società, per cui ogni cosa va “collocata” nel suo posto. Di chi riesce, ancora, a comprendere i silenzi e la bellezza di una mano tesa al prossimo, ed esserne grati.

Una sensibilità che quasi entra in conflitto con la società in cui viviamo, dove tutti corrono, affaccendati in mille attività che riducono, sostanzialmente, la qualità delle emozioni, dei sentimenti, della vita stessa, per lasciare spazio a cosa? All’arroganza, alla presunzione di sentirsi migliori, di sentirsi parte di una società che si sta distruggendo. Una società dove il dialogo non è più ascoltare e confrontarsi, ma compiacersi continuamente di se stessi, di ciò che si fa o di ciò che si è riusciti a fare, senza preoccuparsi di chi veramente ci sta intorno, senza curarsi né comprendere, il più delle volte, quanto importante possa essere per l’anima quella mano tesa, quel profondo silenzio.

Un libro che indubbiamente fa riflettere e per questo assolutamente da leggere, anche più e più volte nel corso della vita, per non dimenticare che il mondo non ruota attorno alle corse folli della società, per non dimenticare l’autenticità di ciò che siamo nel nostro intimo, al di là dunque della nostra fisicità. Un libro dal quale imparare decisamente a guardare ben più in là delle semplici apparenze, a non arrendersi mai, specialmente di fronte alle difficoltà della vita perché è quando pensiamo che tutto sia perduto, è quando ci troviamo sull’orlo del baratro che si capisce ciò che è veramente importante: “Che vola solo chi osa farlo”.
   



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